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Fair Trade: commercio equosolidale

Quando si parla di Fair Trade, si intende una forma di commercio equo e solidale che garantisce al produttore ed ai suoi dipendenti un prezzo giusto assicurando anche la tutela del territorio e assicura i diritti per produttori marginalizzati dal mercato e dei lavoratori.

Il mondo sta cambiando, questo è assodato. Ormai la globalizzazione la fa da padrone in ogni parte del mondo o quasi. Senza cadere in scenari geopolitici particolari, questo cambiamento sta portando alla fortuna di pochi ed a pagarla sono sempre i più poveri o i paesi in via di sviluppo. Questi ultimi infatti, si vedono defraudare le proprie risorse o sfruttare la propria manodopera da multinazionali provenienti dai paesi più avanzati che, cercando il massimo profitto possibile, tendono a tenere bassi salari e prezzi dei prodotti. Ne sono esempio le varie delocalizzazioni selvagge che tutti noi, stiamo vedendo negli ultimi decenni.

Dal mondo dell’automobile e dell’industria, dal tessile al settore estrattivo per arrivare all’agricoltura ed allevamento sempre più aziende tendono a procurarsi le materie prime dove i costi sono inferiori per vendere sulle piazze ricche del mondo. Ci sono però entità e persone che, capendo la deriva della teoria del massimo guadagno, si tanno opponendo e si battono per un sistema più equo e solidale che garantisca il giusto profitto sia al produttore, sia al cliente finale. Questo fenomeno ha preso il nome di Fair Trade.

Cos’è il FairTrade

Con il termine Fair Trade si intende una forma di commercio “giusto” ed equo, che garantisce o dovrebbe garantire, un giusto prezzo sia al produttore (con i relativi dipendenti), sia al consumatore finale in abbinamento alla tutela del territorio. Per fare ciò si eliminano tutte le forme di intermediari che, automaticamente aumenterebbero i costi a discapito dei produttori e dei propri collaboratori.

Può essere sia locale, come il contadino che vende direttamente i propri prodotti al mercato ai consumatori diretti, sia internazionali. Nel secondo caso, il fair trade tende a far crescere delle solide e sane aziende nei paesi più ricchi e sviluppati le quali acquisteranno a produttori ed aziende site nelle nazioni in via di sviluppo le merci ad un prezzo corretto ed adeguato. Lo scopo prefissato è appunto quello di eliminare il ribasso dei prezzi forzoso e lo sfruttamento della manodopera.

La contrapposizione ad un modello economico incentrato alla ricerca del massimo profitto possibile è evidente. Nel prima caso un produttore sito in una paese in via di sviluppo sarà costretto a vendere beni con un margine minimo di profitto tenendo bassissimi i salari dei suoi operai con il risultato che verrà generata pochissima ricchezza nel paese di produzione. In questo modo mancheranno sempre le basi per una crescita concreta sia in sicurezza sul lavoro, sia in salari ed in qualità della vita. Con il modello economico del fairtrade, invece, il produttore avrà un maggior margine di ricavo e potrà sia pagare di più i propri operari, sia investire in sicurezza del lavoro, infrastrutture ecc. Vien da se che un paese che ha lavoratori con più soldi da spendere cresce poiché se la ricchezza è distribuita cresce anche la spesa media pro capite incentivando lo sviluppo.

Le sue caratteristiche principali

Abbiamo visto nelle precedenti righe, che alla base del Fair Trade ci sono delle regole che determinano la corretta riuscita del suo intento. Andiamo ad analizzarle assieme:

  • Prezzi corretti per tutti. Ovviamente è alla base del commercio equo. Senza il giusto profitto infatti ogni progetto successivo verrebbe meno;
  • Pagamenti puntuali in ottemperanza agli accordi iniziali. Uno dei problemi infatti del commercio globale è il ritardo dei pagamenti da parte delle grandi multinazionali ai danni dei produttori;
  • Formazione e conoscenza. Grande attenzione e investimenti vengono fatti per formare i produttori in modo da renderli consapevoli e competitivi.
  • Filiera corta. Come abbiamo scritto sopra, il fair trade si pone l’obbiettivo di eliminare tutta la filiera degli intermediari. In questo modo il profitto verrà spartito solamente fra produttore e venditore.
  • Tutela delle fasce deboli della popolazione. Donne incinta, bambini, anziani e altre fasce della popolazione non possono essere impiegate nelle imprese che aderiscono al commercio solidale. Lo scopo è quello di portare diritti per i lavoratori in quei paesi dove attualmente non sono presenti. Ovviamente non può essere una cosa immediata ma con il tempo qualcosa è già stato fatto e con la costanza si avranno notevoli risultati in merito.
  • Tutela ambientale. Quest’ultima è uno dei cavalli di battaglia del progetto. Spesso infatti nei paesi dove vengono attuate le agricolture intensive dedite all’esportazione si cerca di avere il massimo profitto non tendendo assolutamente in considerazione i danni che tecniche di agricoltura intensive provocano al suolo. Il risultato è la continua deforestazione per cercare nuovi terreni fertili come avviene in Amazzonia e in moolte altre parti del nostro amato pianeta.
  • Impiego di materie prime rinnovabili e riciclate, anche provenienti da scarti della grande industria tessile.
  • Cooperazione fra i vari produttori. Anche in questo settori, l’attenzione e l’impegno è notevole. La vecchia regola dell’unione fa la forza viene applicato anche in questo settore. Chiaramente se un singolo imprenditore si confronta con la grande multinazionale, non ha potere contrattuale in quanto quest’ultima può imporre prezzo e condizioni con la minaccia di acquistare il bene da un’altra parte. Se c’è invece collaborazione e coesione fra i produttori di una nazione, il potere contrattuale migliorerà facendo migliorare tutto l’indotto.
  • Contratti di lunga durata e finanziamenti. Per aiutare le realtà più disagiate, si tende a favorire la nascita di aziende e cooperative finanziando i progetti più meritevoli e garantendogli dei contratti di fornitura pluriannuale in modo da dare tempo all’azienda di partire e creare la sua stabilità per essere proficua e competitiva negli anni a venire.

Esistono ovviamente molte altre caratteristiche ma queste sono le fondamentali. Se applicate e seguite correttamente infatti, creano realtà stabili con lavoratori soddisfatti in grado di far progredire realmente una nazione.

Prodotti principali

I prodotti in cui il fair trade trova inizialmente maggiore applicazione sono tutti quei beni che importiamo in maniera massiccia da paesi in via di sviluppo. The, caffè, cacao, spezie e prodotti di artigianato. Dietro a questi beni, vi è stato e continua ad esserci un massiccio sfruttamento da parte di multinazionali sia per quanto concerne lo sfruttamento del lavoro sia per l’uso intensivo del suolo. E’ qui infatti che sono iniziati i maggiori sforzi. Con il tempo però si è iniziato a prestare attenzione anche a materie prime dietro cui vi sono spesso situazioni disastrose di guerre e sfruttamento. Oro, platino, diamanti e altri materiali derivanti da attività estrattiva stanno iniziando ad essere presi in considerazione dal commercio solidale.

Fair trade in Italia

Come nel resto del mondo, il consumo di prodotti equo solidali è in aumento negli ultimi anni. Sia nei supermercati, sia nei negozi appositi che stanno nascendo, si possono trovare sempre più beni che portano l’apposita dicitura Fair Trade. Nel 2010 infatti la spesa media nel nostro paese era di 0,20 centesimi di euro per prodotti equo, nel 2017 si è arrivati a sfiorare i 0,60 centesimi. Anche se rimangono dati molto bassi, il triplicare del volume d’affari in materia fa ben sperare per il futuro.

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